Giuseppe Lazzarotto - Homepage
Giuseppe LazzarottoGiuseppe LazzarottoGiuseppe LazzarottoGiuseppe LazzarottoGiuseppe Lazzarotto

Giuseppe Lazzarotto
La mia attività pittorica_estratto da “Le mie attività pittoriche”

… Nell’anno 1941 incominciò la seconda guerra mondiale ed io fui esonerato dal servizio militare, tuttavia la vita fu dura perché i viveri scarseggiavano, e funzionava il sistema di tesseramento su tutte le derrate e per giunta fui perseguitato dai fascisti perché sospettavano che io fossi un propagandista contro di loro e contro la guerra, e difatti lo ero, pur essendo in quei tempi molto pericoloso, ma lo facevo volentieri perché ero convinto che combattevo per un’idea giusta e per una Patria migliore, militando nel partito Comunista Italiano. Nel 1943 la lotta divenne più aspra fino al punto che non potevo più dormire in famiglia perché i signori della camicia nera mi facevano due o tre visite in casa, finché un bel giorno fui catturato dai tedeschi e tradotto in prigione, … mi fecero un interrogatorio e mi dissero che all’indomani all’alba dovevo esser fucilato come spia. Fortuna volle che, in serata, guardando fuori dal buco della porta, vedessi passare il ragioniere Polano e lo chiamai, dicendogli chi ero, ed allora lui parlò al maresciallo e si assunse la responsabilità di rispondere delle mie azioni purché non m’interessassi più di politica, ma pochi giorni dopo partii ugualmente  e mi arruolai nelle Brigate Garibaldine in Val di Lanzo dietro consiglio di Ilio Baroni e di Andrea Mensa, che ritenevo compagni più in gamba di me. Giunto in valle di Lanzo, a Ceres, incontrai il comandante Pietro Sulis che mi presentò al comandante Battista Gardoncini ed al commissario “Paolo” (Antonio Giolitti) …

… Dopo più di un anno di guerra Partigiana ritornai a casa ferito e debole per la vita di stenti sopportata, specie negli ultimi mesi, ma con qualche giorno di riposo riacquistai un po’ di forza per riprendere il mio posto di lavoro in Ferriera. Per un paio di anni ho dovuto lavorare sodo per sistemare la mia famiglia ma in quel periodo ebbi la disgrazia di perdere il mio Luciano figlio primogenito e fu nell’agosto del 1948. Ricorderò sempre quei tristi giorni quando il mio povero Luciano giaceva nell’ospedale Maria Vittoria di Torino e mi chiedeva i colori per dipingere;  vedendo l’impossibilità che il mio bambino potesse farlo, gli promisi che avrei dipinto io in sua vece e da allora bene o male  i colori, i pennelli ed il disegno non li ho più abbandonati. Incominciai a dipingere e disegnare nel novembre 1948 …

… ad aprirmi si presentò un signore anziano al quale domandai se fosse il pittore Zolla e lui mi rispose: “Sono io, desidera qualche cosa?” “Mi manda il signor Vanzini, e poiché lei fa scuola, son venuto a vedere se insegna anche a me” e lui rispose affermativamente. Ci mettemmo d’accordo per l’orario e da allora incominciai a conoscere l’ambiente artistico frequentando per 2 anni 4 lezioni al mese lo studio di Zolla.

Più tardi visitai una mostra molto interessante, quella intitolata “Arts Club” che si trovava al palazzo Carignano; quella mostra l’ho visitata quattro volte senza riuscire a farmi un’idea chiara di ciò che vedevo ma chiedendo a diversi visitatori più istruiti di me notizie su quel genere di pittura. Cominciai a capire in minima parte che cosa fosse l’astrattismo ed il surrealismo specialmente quando il professore Casorati illustrò con parole chiare quel genere di pittura. In quella occasione ebbi la fortuna di conoscere il professor Menzio al quale chiesi se volesse vedere i miei modestissimi lavori, e lui gentilmente mi diede l’indirizzo e mi disse di andarlo a trovare …

Un giorno del …’51 … lessi …di una grande mostra a Milano, e cioè quella del Caravaggio e altri maestri che hanno seguito la stessa scuola o che hanno avuto un influsso dallo stesso Maestro. …

… Poco tempo dopo la visita all’esposizione del Caravaggio, un quotidiano {L’UNITÀ} invitava tutti i lavoratori che fossero amanti delle Arti belle di presentare delle opere per un’esposizione torinese. In quel periodo ebbi l’occasione di conoscere il professor Scroppo dell’accademia Albertina di Torino …

… mi regalò una maschera di gesso con un’espressione triste che va molto bene per il disegno. Poi mi consigliò di presentare due o tre quadretti alla Camera Confederale del Lavoro per la mostra dei pittori fra i lavoratori, ed io ne presentai tre e li portai al Centro del libro Popolare dove ho avuto la fortuna di conoscere il professore Francesco Giulio, carissima persona, molto colta e gentilissima. Dalle poche parole che io dissi, comprese il mio carattere e fummo subito Amici.

Giulio guardò i miei lavori che gli piacquero, mi chiese dove lavoravo ed io gli risposi in Ferriera ecc. ecc.

In novembre fu inaugurata la “Mostra dei lavoratori”. Le opere furono esaminate da una giuria composta dal prof. Giulio dal critico d’arte Luciano Pistoi, dai pittori Mino Rosso e Filippo Scroppo e da altri professori dei quali non rammento il nome. In quei giorni io ero molto contento al solo pensare che i miei dipinti erano stati accettati; poi venne il giorno della premiazione delle opere. Ricordo quella sera che la professoressa Giorgina Levi tenne una conferenza su un grande pittore russo; finita la conferenza ci fu la consegna dei premi e mi fu assegnato il 1° premio. Il prof. Giulio fu il primo a congratularsi con me e mi portò davanti al paesaggio di Venaria che fu premiato. Per me quella sera fu un grande avvenimento. Tutti i miei colleghi si congratularono con me, e io ero molto contento. Quella sera mi presentarono il critico d’arte Pistoi e il pittore Albino Rosso la professoressa Gobetti e il prof. Ugolini (scrittore) … Quella sera si gettarono le basi per la formazione del “Gruppo Promotore delle arti fra lavoratori”. L’animatore di questo gruppo fu il prof. Giulio coadiuvato dall’amico Barbero e da altri …

… Giunto in casa dell’amico Giulio vidi con sorpresa molti dipinti, alcuni dei suoi antenati, e alcuni di sua figlia Cristina e molti suoi. Per me fu una sorpresa sapere che Giulio dipingeva, ma fu per me anche di grande aiuto perché il prof. Giulio in fatto d’arte era molto profondo ed io avevo tutto da imparare da lui. Un giorno l’amico Giulio mi invitò a visitare lo studio di sua figlia … giunti colà ebbi la gradita sorpresa di vedere alcune opere di sua figlia Cristina che erano state esposte a Roma in una personale. Quei dipinti li ho trovati un po’ deboli nei colori ma come tema mi piacevano molto perché avevano uno sfondo sociale che sa di realtà. Insomma Cristina Giulio nei suoi dipinti raccontava la vita dura e di stenti dei saltainbanchi e di chi vagabonda con le carovane.

Visitate le opere di Cristina Giulio, mi soffermai a guardare alcuni disegni e lo studio così ampio e pieno di luce, e provavo come un senso d’invidia a vedere tanto spazio e tanta luce per dipingere mentre io devo dipingere sul pianerottolo delle scale. …

Ritornando al principio della mia attività pittorica, voglio rammentare che non ho mai avuto un piccolo spazio tranquillo per lavorare, e le mie ore libere dal lavoro materiale della Ferriera le dedico in gran parte allo studio del disegno e dei colori malgrado tutte le difficoltà, che sono molte, e mi dedico con tutta la mia passione a questo studio che è contrastato dalla scarsità di tempo e di mezzi, dall’incomprensione di mia moglie che si infastidisce tutte le volte che mi vede davanti al cavalletto con i pennelli e la tavolozza, fino al punto che ho dovuto trasferirmi a dipingere in cantina con la luce di una finestrella o con una lampada solare.

… In Marzo 1952 abbiamo organizzato fra i soci del Gruppo Promotore delle Arti fra lavoratori una gita a Milano in occasione della mostra del grande pittore impressionista Vincent Van Gogh.

… Le opere del Van Gogh che mi colpirono più di tutte furono quelle dei cipressi, l’interno di un albergo tutto punteggiato, la vendemmia, gli Olivi, il notturno, il postino, il ponte di Arles, e un unico autoritratto, e le miniere.

Credo che le opere più importanti del Van Gogh non fossero state esposte a Milano poiché di tutti i suoi autoritratti non ve n’era che uno.

Al ritorno da Milano mi misi al cavalletto per dipingere una natura morta, comincia a disegnare e poi a dipingere ma fui talmente influenzato dai dipinti di Van Gogh che non ebbi la forza di staccarmi da quell’influsso. Mi recai da Giulio per fargli vedere questo mio dipinto, e lui mi disse di stare attento perché è molto pericoloso imitare, e difatti ho dovuto aspettare qualche giorno per poter liberarmi dell’influsso di Van Gogh e poi ripresi il mio studio normale seguendo con calma il mio modo di sentire.

… Una sera ebbi l’invito per una partecipazione alla conferenza del critico d’arte Raffaele De Grada su tendenze pittoriche moderne indetta dal Gruppo Promotore delle Arti fra lavoratori. In quella occasione fui presentato al De Grada che a conferenza ultimata visitò la nostra scuola situata in un’ampia sala dell’ultimo piano della Camera Confederale del lavoro dove erano radunate tutte le opere che sono state poi esposte alla Galleria del Grifo … in occasione della festa del 1° Maggio. In quella visita il De Grada esaminò diverse opere e si soffermò più a lungo davanti un mio dipinto esclamando che era il migliore di tutti. Per me fu un incoraggiamento sempre più forte il giudizio su quel paesaggio che il critico De Grada trovò di suo gusto. Lo dipinsi in Francia (a La Tour du Pin) durante le vacanze nell’agosto del 1951. Fu poi giudicato bene anche dai critici Rossi della Stampa, Marziano Bernardi della Gazzetta del Popolo, Luciano Pistoi dell’Unità. …

Durante il periodo che va dalla primavera del 1952 al marzo 1953 ci fu un cambiamento nella mia pittura. Difatti in giugno mi recai dal professor Menzio con diversi miei dipinti perché ne facesse un esame, anche il Menzio trovò in questi ultimi miei dipinti un sensibile miglioramento. In quella occasione il professor Menzio mi mandò a Venezia pagandomi il viaggio di andata e ritorno a visitare la Biennale, per studiare le diverse tendenze e per vedere le opere dei più grandi pittori contemporanei. Per me quel viaggio a Venezia fu di grande insegnamento, non avevo mai visto tante opere in vita mia quante ne ho viste alla Biennale di Venezia 1952. …

In Maggio 1953 fu indetta una mostra nazionale a premi dalla città di Torino, e … fu fatta al Palazzo della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, … mandai anch’io due miei lavori; cioè due paesaggi che mi furono … accettati, per me l’accettazione di quei due dipinti fu un avvenimento grande, vedere i miei dipinti insieme ai grandi Maestri.

… fra il maggio e settembre 1953 visitai parecchie mostre, quella bellissima di Chagal … ebbi l’occasione di percorrere tutte le sale della mostra al palazzo Madama in compagnia al mio amico pittore e scrittore Gatto.

A settembre visitai a Milano la grande mostra del grande maestro Pablo Picasso … mi è molto piaciuta, sia il periodo rosa e blu che i paesaggi di Vallauris e le donne sedute deformate, il gatto, i diversi ritratti di suo figlio, la fucilazione in Corea, il carnaro e i due pannelli della guerra e della pace, il ritratto della madre, il periodo cubista, cioè periodo negro, i ritratti del figlio Paolo, vestito da pierrot, da toreador, sull’asinello, e da arlecchino, ritratti semplici ma perfetti decisi senza esitazioni, chiari e commoventi. Picasso dopo il  1930 si fa più cruento si ispira al surrealismo deforma le figure, scompone i piani, ed è sempre ricco di armonie di toni. Nelle sue sculture … il feroce Gallo speronato. L’uomo con l’agnello, alto ritto in segno di protezione, la civetta, il manubrio e una sella da bicicletta … testa di un armento, e poi tutti i suoi disegni, e le sue ceramiche, la capra pregna, ecc. ecc.

Picasso mi ha molto commosso.

Al ritorno della visita alla mostra di Picasso ci fu un raduno di pittori a Venaria, in occasione della … sagra dell’uva fu abbinata una mostra di pittura a premi … mi fu assegnato dalla giuria il primo premio di incoraggiamento nella categoria degli espressionisti. Dal settembre del 1953 a gennaio 1954 fu un periodo triste per me perché non mi sentivo più di continuare a dipingere nel sottoscala avendo preso un po’ di dolori alle gambe per l’umidità. Cercai per due anni a destra e a sinistra un cantuccio per fare uno studio, non saprei a chi non ho chiesto a Venaria dal primo cittadino fino al più piccolo proprietario di stabili … finalmente nel mese di dicembre i miei compagni Vanzi e Bottino della segreteria del P.C.I. di Venaria mi assicurarono che lo studio lo avrei avuto, e difatti al primo febbraio 1954 ebbi lo studio alla casa del popolo una stanzetta 250 centimetri per 500 di lunghezza.